"il tempo cura tutte le ferite"
è proprio questo il problema, il tempo sfuma, decolora, e quando dopo tanti anni guardiamo la cicatrice che ha sostiuito quella vecchia ferita, non siamo capaci di richiamare alla mente quel dolore
è il nostro stesso istinto di conservazione che ci condanna a commettere gli stessi errori, ancora e ancora, perchè nessuno di noi è in grado di sopportare un dolore troppo grande troppo a lungo...
ps
domenica 29 maggio 2011
venerdì 27 maggio 2011
Bolla
Una mano femminile fuori da coro....è pronta ad emozionarvi....
La prima volta che sono stata in un posto mio, la terra era così bagnata che ad ogni passo mi ci mischiavo un po'. Ero anche in quel sasso che ho lanciato, è le tue paure, le tue incertezze, mi avevi detto. Tremavo anche. Sì, il posto era mio: ogni vento, ogni goccia era lì per tenermi in piedi: potevo tirare indietro la schiena e lasciar andare le mie ginocchia al peso eppure non cadevo.
Bastava far avanzare lo sguardo più in là dei miei piedi e anche la strana macchia di acqua e petrolio diventava parte di quel gioco.
Non capivo come questa bolla enorme di vento fosse già prima che io la trovassi. Come quelle scatole grigie potessero essere di cemento e non di acqua e petrolio e foglie sull'acqua.
Poi sono tornata giù. Il turbine di minuscole gocce non era riuscito a farmi dimenticare il fischio del vento dietro le mie orecchie, ancora gelate.
Ho tremato per tutta la notte.
L'ultima volta che ho trovato un posto mio, c'era una luce accecante. Il mio occhio era un buco verde, i mattoni sembravano bianchi. Avrei detto che c'era la nebbia.
Era un'impressione che mi pungeva il collo; si arrampicava sugli alberi e i funghi; fino alla punta delle mie dita, gelate.
Le scosse mi hanno assaltato il viso e sono diventata blu. Oltremare. Cobalto.
Quei posti erano miei non perché mi hanno lasciato qualcosa addosso: non mi sono nemmeno accorta di essere tornata giù.
Non perché ogni mio respiro si fermava in gola prima di arrivare ai polmoni.
Nemmeno perché confondevo suoni e odori come se venissero da un unico senso che si muove con gli occhi.
I posti che diventano nostri lo erano già. Come se tutto si fosse mosso nel preciso istante in cui li abbiamo presi.
LaurA
La prima volta che sono stata in un posto mio, la terra era così bagnata che ad ogni passo mi ci mischiavo un po'. Ero anche in quel sasso che ho lanciato, è le tue paure, le tue incertezze, mi avevi detto. Tremavo anche. Sì, il posto era mio: ogni vento, ogni goccia era lì per tenermi in piedi: potevo tirare indietro la schiena e lasciar andare le mie ginocchia al peso eppure non cadevo.
Bastava far avanzare lo sguardo più in là dei miei piedi e anche la strana macchia di acqua e petrolio diventava parte di quel gioco.
Non capivo come questa bolla enorme di vento fosse già prima che io la trovassi. Come quelle scatole grigie potessero essere di cemento e non di acqua e petrolio e foglie sull'acqua.
Poi sono tornata giù. Il turbine di minuscole gocce non era riuscito a farmi dimenticare il fischio del vento dietro le mie orecchie, ancora gelate.
Ho tremato per tutta la notte.
L'ultima volta che ho trovato un posto mio, c'era una luce accecante. Il mio occhio era un buco verde, i mattoni sembravano bianchi. Avrei detto che c'era la nebbia.
Era un'impressione che mi pungeva il collo; si arrampicava sugli alberi e i funghi; fino alla punta delle mie dita, gelate.
Le scosse mi hanno assaltato il viso e sono diventata blu. Oltremare. Cobalto.
Quei posti erano miei non perché mi hanno lasciato qualcosa addosso: non mi sono nemmeno accorta di essere tornata giù.
Non perché ogni mio respiro si fermava in gola prima di arrivare ai polmoni.
Nemmeno perché confondevo suoni e odori come se venissero da un unico senso che si muove con gli occhi.
I posti che diventano nostri lo erano già. Come se tutto si fosse mosso nel preciso istante in cui li abbiamo presi.
LaurA
mercoledì 25 maggio 2011
Nudo e Crudo
Si dice che il corpo sia il contenitore dell'anima.
Non si dice che la nostra maschera di cera copre interamente il corpo.
Lo racchiude, non lascia passare un minimo alito della nostra aurea, solo qualche sporadico spiraglio cerca la via verso la luce.
La cera non tende a sciogliersi, la società ne è il collante perfetto, la infarina di stereotipi ad hoc e la blocca a suo piacimento.
E' diventata la nostra kriptonite.
Ma la nostra anima arde, è in fermento, è ormai in ebollizione, pronta a scatenarsi e a manifestarsi come Gesù agli apostoli.....Noi dobbiamo solo essere noi stessi, senza nascondersi, senza essere un immobile fantoccio di ioni radioattivi....senza mettere da parte il cuore....
Cerchiamo di vivere per quello che siamo sempre stati...bruciando la stolta maschera che ci hanno cucito sopra....
Non si dice che la nostra maschera di cera copre interamente il corpo.
Lo racchiude, non lascia passare un minimo alito della nostra aurea, solo qualche sporadico spiraglio cerca la via verso la luce.
La cera non tende a sciogliersi, la società ne è il collante perfetto, la infarina di stereotipi ad hoc e la blocca a suo piacimento.
E' diventata la nostra kriptonite.
Ma la nostra anima arde, è in fermento, è ormai in ebollizione, pronta a scatenarsi e a manifestarsi come Gesù agli apostoli.....Noi dobbiamo solo essere noi stessi, senza nascondersi, senza essere un immobile fantoccio di ioni radioattivi....senza mettere da parte il cuore....
Cerchiamo di vivere per quello che siamo sempre stati...bruciando la stolta maschera che ci hanno cucito sopra....
RIFLETTETE....
Fabbio
lunedì 23 maggio 2011
Song 2
Come dire tutto in 2 minuti.....
RIFLETTETE.....e scatenatevi...
Fabbio
domenica 22 maggio 2011
Foglie D'Autunno
...la speranza è una cosa pericolosa... la speranza può far impazzire un uomo…
Le Ali Della Libertà
…ogni sogno è come una sfera di vetro e la speranza è una corda che ci tiene legati abbastanza lontano da quella sfera da farcela apparire perfetta… ognuno di noi ha in mano un bel paio di forbici per tagliare quella corda e avvicinarsi al proprio sogno per poterlo toccare…
…ma la paura ci paralizza…avvicinandoci potremmo notare delle imperfezioni, delle crepe, o peggio ancora potremmo infrangere quel sogno così bello semplicemente sfiorandolo…
…perché i sogni sono fragili…
… tanti di noi preferiscono non usarle quelle forbici, alcuni addirittura le gettano talmente lontano da non poterle più recuperare…
…altri invece la tagliano quella corda e si avvicinano lentamente al proprio sogno, in "equilibrio sopra la follia", in quel momento, mentre vanno incontro alla vita, sono completamente vulnerabili, la minima esitazione, il minimo ripensamento, potrebbero essere fatali…
…i migliori però sono quelli che tagliano la corda e iniziano a correre a perdifiato e quando arrivano al proprio sogno non si fermano a guardarlo ma lo afferrano e continuano a correre…
…se quel sogno non si rompe vuol dire che non era poi fragile come sembrava… i sogni per cui vale la pena correre il rischio di impazzire non sono poi così fragili come si crede…
…se invece quel sogno va in mille pezzi vuol dire che doveva andare così…
…e allora continuano a correre…sperano di essere abbastanza veloci…
…e sperano che il vento asciughi via le lacrime…
…e fanno di tutto per non impazzire…
ps
giovedì 19 maggio 2011
Wind of Change
Sopra di noi c'è una cupola, una trasparente ma possente cupola che ci ostruisce le arterie, occlude le nostre vie respiratorie e soffoca la nostra mente.
Ma sembra che tutto possa andar bene così....non abbiamo avuto ancora il nostro Natale, siamo sordi come Beethoven...ma mentre lui componeva la Nona, noi suoniamo il nostro Requiem....
A volte basta un alito di vento, una piccola scintilla....ma siamo ancora interamente trasparenti...passiamo sopra a tutto incuranti del nostro io che ci spinge a scegliere il simbolo giusto....
Solamente ascoltando il vento e la nostra anima possiamo sperare di evadere dalla ancestrale scatola in cui siamo chiusi...per poter cambiare noi stessi....e il nostro futuro....
Ma sembra che tutto possa andar bene così....non abbiamo avuto ancora il nostro Natale, siamo sordi come Beethoven...ma mentre lui componeva la Nona, noi suoniamo il nostro Requiem....
A volte basta un alito di vento, una piccola scintilla....ma siamo ancora interamente trasparenti...passiamo sopra a tutto incuranti del nostro io che ci spinge a scegliere il simbolo giusto....
Solamente ascoltando il vento e la nostra anima possiamo sperare di evadere dalla ancestrale scatola in cui siamo chiusi...per poter cambiare noi stessi....e il nostro futuro....
RIFLETTETE....e ascoltate il vento....
Fabbio
martedì 17 maggio 2011
Collana di Perle
Un nuovo malinconico autore è pronto a regalarvi nuove sensazioni....
La donna giusta non esiste.
Quando crediamo di averla trovata non facciamo altro che modellare il nostro ideale su una base che inizialmente puo sembrare affine.
Con il tempo ci si accorge che ciò che abbiamo trovato è solo un contenitore inadatto per la nostra costruzione mentale.
L'uomo raggiunge la felicità quando può esprimere a pieno il suo io ,quello incontaminato dalle esperienze e dalla società
e in genere questo avviene in presenza della sua metà,ma poichè la possibilità di trovarla è prossima allo zero la si sovrappone a basi errate .
Finchè l'inganno persiste l'uomo è portato ad essere se stesso e di conseguenza a vivere felice ma quando si accorge che la sua costruzione non coincide con la ''base'' trovata perde se stesso e la felicità.
La perdita improvvisa della felicità lo porta a struggersi.
Sacco
La donna giusta non esiste.
Quando crediamo di averla trovata non facciamo altro che modellare il nostro ideale su una base che inizialmente puo sembrare affine.
Con il tempo ci si accorge che ciò che abbiamo trovato è solo un contenitore inadatto per la nostra costruzione mentale.
L'uomo raggiunge la felicità quando può esprimere a pieno il suo io ,quello incontaminato dalle esperienze e dalla società
e in genere questo avviene in presenza della sua metà,ma poichè la possibilità di trovarla è prossima allo zero la si sovrappone a basi errate .
Finchè l'inganno persiste l'uomo è portato ad essere se stesso e di conseguenza a vivere felice ma quando si accorge che la sua costruzione non coincide con la ''base'' trovata perde se stesso e la felicità.
La perdita improvvisa della felicità lo porta a struggersi.
Sacco
domenica 15 maggio 2011
Foglie D'Autunno
"..anche oggi è domenica, tutta d'oro la gente luccica, mentre osserva le anatre inventandosi la felicità.."
Chissà se è proprio così, chissà se la felicità siamo noi ad inventarcela per poter sopravvivere o se esiste davvero, come qualcosa di nascosto da scoprire...
in fondo però, se ci pensate, non è che cambi molto, l'importante è dimenticarsi del resto, dimenticarsi di tutto quello che nn è felicità, se poi è un'invenzione cosa importa?
Chissà se è proprio così, chissà se la felicità siamo noi ad inventarcela per poter sopravvivere o se esiste davvero, come qualcosa di nascosto da scoprire...
in fondo però, se ci pensate, non è che cambi molto, l'importante è dimenticarsi del resto, dimenticarsi di tutto quello che nn è felicità, se poi è un'invenzione cosa importa?
ps
venerdì 13 maggio 2011
S come Simposio
Siamo sempre stati soli, santi senza salvezza.
Sconfinati in un simbolismo semantico superiore a noi stessi.
Sottratti dalla sorte a servirci della nostra metà.
Scavando e scoprendo la nostra strada siamo alla ricerca della sicurezza, della solida guancia su cui sollevarsi dall'empio mondo sotto di noi.
Solo così saremmo in grado di rasserenarci e vivere in un ossigenato limbo di serenità.
Sconfinati in un simbolismo semantico superiore a noi stessi.
Sottratti dalla sorte a servirci della nostra metà.
Scavando e scoprendo la nostra strada siamo alla ricerca della sicurezza, della solida guancia su cui sollevarsi dall'empio mondo sotto di noi.
Solo così saremmo in grado di rasserenarci e vivere in un ossigenato limbo di serenità.
RIFLETTETE.....e cercate....
Fabbio
martedì 10 maggio 2011
Family Portrait
Ti svegli, strizzi gli occhi insonnoliti e ti senti grande....così grande da poter fare a meno di tutto.
Senti di avere in mano la cruda realtà, il mostro che ti ostruiva le vene ti ha abbandonato, i grigi palazzi di Sarajevo non ti fanno più paura...sembra giunto il tuo momento.
Parti.
Poi come il profumo di erba appena tagliata ti accorgi che ti manca qualcosa, dopo tanti passi in solitario manca qualcosa che ti tenga su un piedistallo e ti faccia sentire pieno di te.
Allora a ritroso ripercorri la tua strada e nel fitto grigiore, un lampo illumina il cammino.
La tua Famiglia che ti ha cullato in un liquido amniotico per anni, non ti ha abbandonato e ti riceve come fossi il sultano del Brunei, perché tra tutte le strade questa è quella che rimane marcata di un rosso vivido e che ti accompagnerà per sempre nel tuo viaggio interstellare.
RIFLETTETE...
Fabbio
Senti di avere in mano la cruda realtà, il mostro che ti ostruiva le vene ti ha abbandonato, i grigi palazzi di Sarajevo non ti fanno più paura...sembra giunto il tuo momento.
Parti.
Poi come il profumo di erba appena tagliata ti accorgi che ti manca qualcosa, dopo tanti passi in solitario manca qualcosa che ti tenga su un piedistallo e ti faccia sentire pieno di te.
Allora a ritroso ripercorri la tua strada e nel fitto grigiore, un lampo illumina il cammino.
La tua Famiglia che ti ha cullato in un liquido amniotico per anni, non ti ha abbandonato e ti riceve come fossi il sultano del Brunei, perché tra tutte le strade questa è quella che rimane marcata di un rosso vivido e che ti accompagnerà per sempre nel tuo viaggio interstellare.
RIFLETTETE...
Fabbio
domenica 8 maggio 2011
Foglie D'Autunno
Sul tramonto di una limpida domenica un luminoso sole di parole.....
“The trapeze act was wonderful but never meant to last”
Questa è la più grande metafora della vita…
Fugace…piena di paura…pericolosa…ma stupenda…
Siamo noi i trapezisti, siamo noi che dobbiamo saltare nel vuoto, volteggiare e non sbagliare la presa,
questa canzone mi riempie il cuore ogni volta che la ascolto e ve la volevo regalare...
Che il vostro spettacolo possa essere meraviglioso.
E vi do anche un consiglio, per quello che vale, non pensate, mentre siete in aria non pensate e lasciate che sia la forza dello slancio a guidarvi la dove dovete arrivare…
ps
“The trapeze act was wonderful but never meant to last”
Questa è la più grande metafora della vita…
Fugace…piena di paura…pericolosa…ma stupenda…
Siamo noi i trapezisti, siamo noi che dobbiamo saltare nel vuoto, volteggiare e non sbagliare la presa,
questa canzone mi riempie il cuore ogni volta che la ascolto e ve la volevo regalare...
Che il vostro spettacolo possa essere meraviglioso.
E vi do anche un consiglio, per quello che vale, non pensate, mentre siete in aria non pensate e lasciate che sia la forza dello slancio a guidarvi la dove dovete arrivare…
ps
giovedì 5 maggio 2011
Special Thanks
Le mille visualizzazioni meritano un dono speciale ai miei lettori.....GRAZIE!
Un milione di miglia di distanza
Il tuo segnale in lontananza
A chi possa interessare
Credo di aver perso la mia strada
Così bravi a ricominciare
Ogni volta che torno
Sto imparando a camminare di nuovo
Non vedi che ho aspettato abbastanza
Da dove comincio?
Sto imparando a parlare di nuovo
Credo di aver aspettato abbastanza
Da dove comincio?
Ti ricordi il giorno
Quando abbiamo costruito queste montagne di persone
E ci siamo seduti e abbiamo guardato come bruciavano
Penso di aver trovato il mio dolore
Non senti che sta crescendo più forte?
Piccolo conquistatore
Sto imparando a camminare di nuovo
Da dove comincio?
Sto imparando a parlare di nuovo
Credo di aver aspettato abbastanza
Da dove comincio?
Ora
Per la prima volta
Non si paga nessuna bugia
Liberami di nuovo
Mantieni vivo un momento alla volta
Ma ancora all’interno di un sussurro a un bugiardo
Per sacrificare ma sapere per sopravvivere
Il primo a trovare un altro stato d’animo
Io sono in ginocchio, sto aspettando un segno
Sempre, ogni volta
Non voglio morire
Non voglio morire
Io sono in ginocchio
Non voglio morire
Danza sulla mia tomba
Scorrendo la lotta
Sempre, ogni volta
Non voglio morire
Non voglio lasciare
Mai dire addio
Sto imparando a camminare di nuovo
Credo di aver aspettato abbastanza
Da dove comincio?
Sto imparando a parlare di nuovo
Non vedi che ho aspettato abbastanza
Da dove comincio?
Sto imparando a camminare di nuovo
Credo di aver aspettato abbastanza
Sto imparando a parlare di nuovo
Non vedi che ho aspettato abbastanza
RIFLETTETE.....e rockeggiate...
Fabbio
lunedì 2 maggio 2011
Limitless
Al di là del nostro sicuro confine.....un mare nero in burrasca, un fastidioso vento, una lacerante pioggia...così rimaniamo a contemplare il nostro orticello, il nostro vecchio vino fatto in casa e la profumata torta della nonna...
Ma al di là del campo di grano e del farro c'è qualcosa che ci aspetta, che brama la nostra presenza...
Lasciamo i campi aridi e diamo adito a quella piccola ma densa fiamma che brucia dentro di Noi, quella potente scintilla che ancora umida non riesce a far partire il nostro motore....
Abbandoniamo il vecchio catenaccio italiano....e sperimentiamo nuove ricette.....per scoprire cosa ci attende dietro la siepe...
RIFLETTETE...e rischiate...
Fabbio
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